La favola del Dott. Balanzone

Il Dottor Balanzone era il personaggio principale della pièce teatrale. Cilindro, giacca a code di rondine, pantaloni neri retti da larghe bretelle, camicia bianca, panciotto. Baffi, lunga barba corvina e un paio di occhiali dalle lenti spesse. La prima attrice indossava un vestito rigorosamente nero, fine ‘800, e una mantiglia di pizzo “valenciennes” fermata sui capelli da una grossa spilla d’argento. Le amiche che frequentavano il suo salotto non erano in costume, portavano i “vestiti della domenica” e si distinguevano dai copricapo, tutti uguali ma di colore diverso.

La prima attrice indossava un vestito rigorosamente nero, fine ‘800, e una mantiglia di pizzo “valenciennes” fermata sui capelli da una grossa spilla d’argento. Le amiche che frequentavano il suo salotto non erano in costume, portavano i “vestiti della domenica” e si distinguevano dai copricapo, tutti uguali ma di colore diverso.
 La sala del teatro era gremita. Erano esauriti anche i posti in pedi. Si erano spalancate porte e finestre per far respirare la gente. La voce del dottor Balanzone, che rimproverava il suo aiutante, era altisonante e sovrastava i rumori della sala. Intanto, sulla scena, le amiche della padrona di casa prendevano il caffè in piccole tazzine che posavano graziosamente sul vassoio, chiacchierando tra loro.
Alla chiusura del sipario, gli applausi prolungati avevano richiamato sulla scena gli attori: i più grandi non avevano ancora sei anni e frequentavano l’ultimo anno della scuola materna. Tra questi c’era Rinaldo - il dottor Balanzone - che diceva a tutti che da grande avrebbe fatto il dottore, quello vero, che aiuta la gente a guarire.
Dopo questo spettacolo teatrale, Rinaldo fu sempre, per tutti, il dottor Balanzone. Lo chiamavano così genitori e amici, a casa e a scuola.
Divenne veramente medico laureandosi brillantemente in medicina.
Fece esperienze tra le popolazioni più povere in diversi Paesi del mondo.
Ebbe modo così di vedere che, oltre ai medici e alle medicine, a queste popolazioni servivano tante altre cose: istruzione, nutrimento, lavoro.
Questa gente andava aiutata anche ad utilizzare le risorse del proprio Paese.
Si rese conto che questo non avveniva quasi mai. I potenti della terra, nascondendosi dietro società di comodo e organizzazioni umanitarie, contribuivano a mantenere nella povertà più assoluta quelle popolazioni e sfruttavano le risorse dei loro Paesi per accumulare immense ricchezze.
Per questo intere foreste venivano distrutte e alcune specie di animali e piante, privati del loro habitat, si stavano estinguendo rapidamente.
Preoccupato e furioso per quanto stava accadendo intorno a lui, il dott. Balanzone riprese a studiare e a sperimentare, aiutato da alcuni amici che la pensavano come lui.
Allestì un laboratorio che col passare degli anni raccolse le menti più brillanti di tutto il pianeta. Fece alcune scoperte rivoluzionarie come la cloroxenilfebrina.
Questa sostanza, ricavata dalla corteccia di alcune piante della foresta tropicale e trattata in laboratorio, fu sperimentata per la prima volta nella città africana dove viveva il dott. Balanzone. Fu messa nel terreno da coltivare o da rimboscare, addirittura nel prato di casa. Il risultato fu stupefacente: l’erba, il grano, gli alberi che crescevano nei terreni trattati con la cloroxenilfebrina trasformavano l’aria, ripulendola di tutte le minuscole particelle tossiche di cui era impregnata.
La gente cominciò a stare meglio; scomparvero le allergie e alcune malattie ritenute fino ad allora inguaribili.
La notizia era talmente straordinaria che si diffuse rapidamente. Le persone cominciarono ad affluire in quel luogo magico e i sindaci di alcune delle più grandi metropoli seguirono l’esempio della città africana trattando con la cloroxenilfebrina parchi, pinete e zone verdi all’interno e nei dintorni delle grandi aree urbane. New York, Tokio, Città del Messico stavano cambiando. Invece di costruire case si piantavano alberi e la gente…guariva!
Dicono che l’esempio trascina. Non so se sia sempre vero. Sta di fatto che si cominciò a rispettare di più l’ambiente: corsi d’acqua puliti, energia alternativa, automobili non più a benzina ma a tixiloa (altra sostanza nata nel laboratorio del dottor Balanzone).
Finalmente la gente cominciava a capire. Aveva intrapreso la strada giusta indicata dal dottor Balanzone. Si cominciava a intravedere una speranza per questo pianeta morente.
 
 «Mamma, hai saltato la parte della cattura del dott. Balanzone. Ricomincia la favola da quel punto, altrimenti non mi addormento».
«Va bene, ma subito dopo dormi, è tardissimo».
 
La scoperta del dottor Balanzone dava fastidio ad alcuni uomini potenti che vedevano minacciati i loro interessi (costruzioni, miniere, petrolio). Quell’uomo andava eliminato. Rinaldo fu rapito e imprigionato in un luogo segreto dove nessuno l’avrebbe trovato. Quando la sua scomparsa non avesse più fatto notizia, sarebbe stato fatto sparire o lasciato morire di fame e di sete.
Queste persone non avevano però fatto i conti con gli amici del dott. Balanzone .
Alcuni indigeni, che conoscevano bene  il territorio, che era loro da secoli, riuscirono a scoprire dove era nascosto il loro amico e lo liberarono. Grande fu la sorpresa dei media quando lo videro ritirare di persona il premio Nobel che nel frattempo gli era stato assegnato.
Grazie a lui, per tutta la gente del mondo c’era la speranza di un futuro migliore.