Il primo amore

Si vedevano tutti i giorni trascorrendo insieme molte ore della giornata. L’aveva notato perché la guardava di nascosto distogliendo subito lo sguardo quando lei lo scopriva. Cercava di trovare un posto il più possibile vicino a lei all’ora di pranzo. A merenda le offriva qualche leccornia che ogni tanto lei accettava. Quando disegnavano e non si trovava qualche colore, lui riusciva sempre a scovarlo e a porgerglielo con un sorriso. Se si lavorava in gruppo le prestava i suoi attrezzi e quando c’era una gara l’aiutava perché fosse lei a vincere. Non era molto alto, aveva un viso rotondo e due occhi marrone-liquido dolci come il suo sorriso. Sapeva di non avere speranze perché lei era molto corteggiata, aveva una bella voce, cantava e recitava con una competenza fuori dal comune, primeggiava in ogni situazione e tutto sembrava ruotare intorno a lei.
Recitarono insieme in una “piece”: lei era la protagonista – non poteva essere diversamente – lui uno dei tanti attori. Si era formato anche un coro e naturalmente cantavano tutti insieme. Capitava però che lei eseguisse un “assolo”, allora lui era raggiante perché immaginava cantasse solo per lui. La giornata più triste era la domenica perché non si vedevano ma lui era una persona positiva e pensava che era bello aspettare il lunedì perché l’avrebbe sicuramente ritrovata.
Erano Annalisa e Roberto e frequentavano l’ultimo anno della scuola materna.
L’anno dopo, diventati “grandi”, dovevano frequentare le elementari ma il primo giorno di scuola lei cercò invano i due occhi marrone-liquido che le piacevano tanto. Roberto non c’era. Con la sua famiglia si era trasferito in un’altra città. Lei pianse tutte le sue lacrime perché lo amava moltissimo e non glielo aveva mai detto.
Annalisa è docente di latino all’università e quando traduce ai suoi allievi Catullo non manca mai di inserire: “E viviamo, mia Lesbia, e amiamo…” perché a quel punto le torna in mente il suo primo amore. Dopo ce ne sono stati altri ma nessuno è mai stato così grande e per sempre.