Il Capostazione

La stazione di Albachiara era una delle più belle, anche se non la più importante, sulla linea Torino-Milano. C’erano solo due binari e nessun sottopassaggio ma i locali della stazione, con l’alloggio del capostazione al piano superiore, gli spazi all’aperto con le panchine e un bel pavimento di gres rosso sempre perfettamente lucido e soprattutto i giardini e le aiuole lungo i binari, erano un vanto per tutti gli abitanti di Albachiara. Le aiuole al di qua e al di là del binari, piene di fiori in primavera, di sempreverdi nella stagione fredda, davano il benvenuto ai viaggiatori tutto l’anno. Quando si rientrava col treno da Torino, dopo il lungo ponte sulla Bora Baltea, si pensava subito alla stazione coi suoi fiori che si sarebbe raggiunta dopo pochi minuti. In inverno la sala d’aspetto, sempre perfettamente pulita, con le lunghe panche fissate al muro, la grande stufa di ghisa nera sempre accesa, accoglieva i pendolari che al mattino prendevano il treno delle 6,00. Erano tanti, arrivavano alla stazione a piedi o in bicicletta: operai della FIAT, muratori, studenti. Era un piacere arrivare alla stazione e sedersi qualche minuto al caldo in attesa del treno. Gli uomini si accendevano una sigaretta, i ragazzi si toglievano berretto, guanti e sciarpa e chiacchieravano subito animatamente. Poi arrivava il capostazione o uno dei ferrovieri in servizio per annunciare il treno in arrivo. Si lasciava malvolentieri quella stanza in comune ma accogliente per un posto sul treno nello “scompartimento” se si era fortunati, oppure in piedi o tra emeriti sconosciuti fino a destinazione.
Il signor Visaggi era il capostazione di Albachiara. Tutti lo chiamavano “il Capo”. Abitava al primo piano nell’alloggio sopra i locali della stazione. Aveva la responsabilità del buon funzionamento dei treni che transitavano o si fermavano alla sua stazione, del lavoro dei subalterni e della cura della stazione. Aveva molti interessi tra cui una vera passione per i fiori e le piante che curava personalmente. I fiori del suo balcone invece li accudiva la moglie di Visaggi, la signora Ada. Aveva un figlio, Giancarlo, che studiava economia a Torino.
Era burbero il signor Visaggi e ai ragazzi incuteva un po’ di timore. Ma il suo era solo un atteggiamento. Quando si lasciava sfuggire un sorriso, i suoi occhi si illuminavano e lasciavano indovinare un animo generoso e buono.
Ad Albachiara tutti lo conoscevano, anche chi non andava spesso alla stazione. Lo si poteva vedere ogni tanto “Da Renata”, il bar che ospitava gli appassionati di calcio, totocalcio, pesca sportiva e teatro. Qui “il Capo” incontrava i suoi amici pescatori che l’avevano eletto presidente della sezione locale della FIPS (Federazione Italiana Pesca Sportiva). Era lui che si occupava di tesserare gli iscritti e far avere loro il tesserino per poter pescare in Dora. Più sovente lo si individuava lungo il fiume, con la sua canna da pesca oppure in bici con canna, cestino di vimini con galleggianti, ami e esche, o pieno di pesci al rientro da una pesca fortunata.
Suo grande amico era Giuseppe, detto Pino, altro pescatore incallito, esperto di totocalcio e tifoso dell’Inter. “Da Renata” si vedevano la sera dopo cena, quando “il Capo” non era di turno. Altre volte frequentavano l’uno la casa dell’altro perché anche le mogli avevano fatto amicizia e si trovavano bene insieme anche se avevano meno tempo dei loro mariti per scambiarsi le visite. Una volta l’anno Visaggi organizzava “la cena dei pescatori” che riuniva una ventina di soggetti dalle personalità più diverse. Erano tutti pescatori (va precisato che la pesca era per tutti un hobby cui dedicavano buona parte del tempo libero). A questo evento sociale erano invitate anche le signore che approfittavano dell’occasione – rara – per mettersi “in ghingheri” e sfoggiare qualcosa di nuovo. A volte si aggregavano amici di famiglia o qualche “attore” della Filodrammatica. Naturalmente la cena si svolgeva “Da Renata” ed era sempre un successo.
“Il Capo” organizzava le gare di pesca cui partecipavano anche pescatori dei paesi vicini. A volte, anziché in Dora, queste gare si svolgevano su altri fiumi, lontano da Albachiara e la giornata diventava una vera vacanza, allargata ad amici e conoscenti.
L’inverno era freddo ad Albachiara, spesso con abbondanti nevicate. “Il Capo” aveva tra le sue piante anche dieci limoni che coltiva in grandi mastelli di legno, fatti costruire appositamente da un falegname del posto. D’inverno Pino gli metteva a disposizione la grande stalla - che molti decenni prima aveva ospitato fino a 20 mucche – e Visaggi vi portava i suoi limoni, uno alla volta, con la grande carriola che Pino gli prestava. Succedeva poi che maturassero i limoni e Aurora, la figlia di Pino, era subito pronta a portarli a casa del “Capo”. Questo succedeva perché ogni volta che Aurora consegnava i limoni al capostazione, questi non la faceva tornare a casa senza regalarle una grande busta piena di francobolli. Fra i suoi interessi infatti c’era anche la passione per i francobolli ed Aurora, che era una accanita collezionista, staccava i limoni anche se non erano maturi pur di andare a casa del capostazione ed avere tanti nuovi francobolli.
Pino era stato il primo attore della Filodrammatica di Albachiara che aveva messo in scena, negli anni, commedie e drammi di ogni genere. La signora Ada era un’appassionata di teatro e non era mai mancata a nessuna rappresentazione, specialmente se recitava Pino. Le piaceva ascoltarlo quando parlava – era un gran chiacchierone – perché sembrava sempre sul palcoscenico. Quando già era avanti negli anni i ragazzi più giovani che l’avevano sostituito nelle rappresentazioni, gli chiedevano consigli per la recitazione e spesso lo pregavano di cimentarsi in qualche ruolo particolarmente difficile.
Invecchiarono insieme Pino e il capostazione. Quando questi andò in pensione aveva più tempo per tutto: i fiori, la pesca, i francobolli. Non così per Pino che continuò a lavorare i suoi campi senza fermarsi mai. Il tempo per pescare però lo trovavano sempre, anche se ormai era raro veder abboccare qualche pesce. Acque inquinate, disboscamenti lungo le rive, sistemi di pesca non troppo ortodossi avevano ridotto la pesca ad un pomeriggio da passare lungo le rive del fiume con la “canna fissa” e la radiolina sintonizzata sul “calcio minuto per minuto“.
Sul giornalino di Albachiara, che usciva mensilmente, nella rubrica “il personaggio del mese” apparve un articolo scritto da Visaggi sul suo amico Pino. Ne descriveva il carattere, i sogni, le difficoltà, le gioie. Una descrizione commovente dove traspariva la grande amicizia e l’affetto del “capo” per il suo amico. Aurora, la figlia di Pino, conserva l’articolo gelosamente tra le cose più preziose.