Quando il vino si faceva sull'aia

Ecco il racconto:

QUANDO IL VINO SI FACEVA SULL’AIA

Il vestito da sera rosso le fasciava i fianchi, allargandosi morbidamente fino a terra.
I capelli biondi, sapientemente acconciati, le scendevano sulla schiena nuda.
La cena era stata allestita sulla terrazza che si affaccia sul lago.
Anna aveva curato tutto nei minimi particolari: la scelta dei fiori, della musica. Il menù era stato studiato a lungo e concordato con lo chef.
Era arrivata un po’ in anticipo per verificare che fosse tutto perfetto.
Era intenta a guardare il tramonto sul lago quando cominciarono ad arrivare gli ospiti.
Anna ricevette gli invitati, prodigandosi con charme, tra un benvenuto e un abbraccio. Ben presto tutti si sentirono a proprio agio, affascinati dall’ambiente raffinato, complice la dolce serata di settembre e il paesaggio dorato che si scuriva pian piano, tingendosi di rosso.
Infine, ecco arrivare l’ambasciatore, accompagnato dalla sua signora.
«Buonasera ambasciatore, buonasera signora. Benvenuti. Prego, accomodatevi».
Anna si muoveva con grazia, come avrebbe fatto a casa sua.
Poi, avvicinandosi, chiese all’ambasciatore, sottovoce: «Intende dire due parole prima di iniziare la cena?»
«No, Anna, sono affamato. Abbiamo fatto un lungo viaggio, iniziamo. Ci sarà tempo dopo, per i convenevoli».
La cena poteva avere inizio.
Durante la cena, chiacchiere, progetti, nuovi incontri.
Era passata la mezzanotte e ci si stava avviando verso l’epilogo. I commensali, più spontanei e rilassati grazie al cibo squisito e al buon vino, chiacchieravano simpaticamente tra loro.
L’atmosfera era piacevole e ognuno sembrava godere della serata, senza aver fretta di andarsene.
Anna stava ascoltando le peripezie di un viaggio di lavoro del suo ospite di destra quando l’ambasciatore prese la parola, chiedendo l’attenzione dei presenti: «Signori, è d’obbligo, ma è con grande piacere che voglio ringraziare Anna per aver trasformato questo nostro incontro di lavoro in una serata indimenticabile. Sono certo che tutti voi siete d’accordo con me».
Applausi prolungati e visi sorridenti erano tutti per la giovane donna.
«Permettetemi ancora una parola – continuò l’ambasciatore – A conclusione di questa serata, devo esprimere un desiderio: vorrei tanto conoscere il percorso che ha portato Anna a raggiungere questi livelli non comuni, in particolare il suo infallibile tocco nella scelta dei vini».
Anna, abituata a queste manifestazioni, tentò di schermirsi: «Non mi sembra il caso, ambasciatore, di annoiarvi con un racconto sulla mia infanzia».
«L’ascoltiamo, non sia timida, Anna».
Anna sorrise e un velo di malinconia le sfiorò il viso. Cominciò senza fretta a narrare una storia, la sua storia.
«Il mio gusto in fatto di vini si è affinato col tempo. Devo confessare che non è sempre facile trovare il perfetto connubio tra gusto, colore, profumo. Sono tre tessere di un puzzle molto complicato; quando però si intersecano, si beve qualcosa che io definisco “divino”».
Tutti erano attentissimi perché succedeva raramente che Anna si lasciasse andare a raccontare qualche cosa di sé.
L’ambasciatore la incoraggiò con un sorriso.
«Quand’ero bambina, a casa mia, in autunno, sull’aia si faceva il vino, che si utilizzava in famiglia e doveva bastare fino all’autunno successivo».
Nessuno degli ospiti si aspettava questo esordio, per cui tutti ascoltarono incuriositi.
«Mio padre preparava la botte - proseguiva Anna - lavandola con cura, per poi riempirla di acqua e foglie di pesco. Dopo alcuni giorni, era pronta per accogliere l’uva che papà pigiava a piedi nudi, con i calzoni rimboccati fino all’inguine. A volte si faceva aiutare dal fratello, così erano in due a pigiare».
Anna si rivedeva sull’aia nei giorni di vendemmia.
«Lo spettacolo era affascinante e imperdibile per noi bambini, che seguivamo tutto attentamente. Ogni anno, mio padre mi prometteva che, quando fossi stata più grande, avrei potuto anch’io pigiare l’uva».
Anna guardava fuori. Sembrava trovarsi molto lontana dai suoi ospiti.
Dopo essersi fermata qualche istante, proseguì nel suo racconto.
«Anni dopo, la pigiatura veniva fatta con una grossa macina a manovella, che si poneva sulla bocca della botte, dove si versavano i grappoli. Poi il vino fermentava e, dopo diversi giorni, era spillato e messo nelle damigiane di vetro impagliate. Quello che rimaneva dell’uva era “macinato” una seconda volta, con l’aggiunta di altri grappoli: si otteneva un vinello leggero. Le damigiane si ponevano in cantina dove rimanevano per un certo periodo di tempo. Poi il vino veniva travasato e messo in bottiglia o nei fiaschi. Solo dopo queste operazioni si poteva bere».
I commensali ascoltavano, interessati.
La voce calda di Anna riusciva ad affascinare tutti.
«Il vino di papà era genuino, ma non era mai molto buono. Nel migliore dei casi risultava sempre un po’aspro. Quando già mi ero fatta grande, papà teneva molto al mio giudizio e mi chiedeva: “Com’è il vino quest’anno?” Siccome mi spiaceva deluderlo, dicevo sempre una mezza bugia. Mi aveva insegnato a bere il vino da piccola, mischiandolo all’acqua. Adesso inorridisco quando vedo qualcuno mischiare vino e acqua! Si può alternare l’acqua al vino, mai mischiare le due bevande!»
Anna si interruppe per bere un po’ d’acqua.
Intanto uno degli ospiti, scherzando, le chiese: «Non mi dirà che adesso preferisce l’acqua al vino!»
Sorridendo, Anna continuò: «Finita l’università, stavo valutando alcune opportunità di lavoro. Quell’anno, alla fiera del libro di Torino, incontrai alcuni amici che non vedevo dal liceo. Uno di loro mi raccontò di come era entrato nel mondo dei grandi vini e ne aveva fatto il suo mestiere.
Conoscendo i miei molti interessi e sapendo che ancora non avevo un lavoro che mi impegnasse stabilmente, mi suggerì di fare un corso per sommelier.
“Se vuoi fare l’organizzatrice di eventi ti sarà utile, ti piacerà, vedrai!” - mi disse».
 Anche l’ambasciatore, come gli altri invitati, seguiva attentamente il racconto di Anna.
«Feci il corso di sommelier, cui seguì un master a Parma. Alcuni stage in strutture legate al mondo del vino mi portarono in luoghi meravigliosi come la Borgogna e il Bordelais francese, la Napa Valley in California. Incontrai persone straordinarie, eventi e meeting interessanti, come stasera. Ed eccomi qui con voi».
La serata si concludeva con un appaluso caloroso dei commensali, poi l’invito dell’ambasciatore a brindare ad Anna.
«Anna, lei farà ancora molta strada, ma sono certo, resterà sempre la dolce ragazza di stasera. Ancora grazie».