La prima bicicletta è quasi sempre con le rotelle perché il bambino impari a mantenere l’equilibrio.

Per Carolina non è stato così.

Aveva ereditato una bici di media misura da una cugina di otto anni più grande. Aveva affrontato i primi giri nel cortile di casa, col padre che le reggeva la sella. Lei provava a pedalare, in piedi, perché se si sedeva non riusciva a raggiungere i pedali: le sue gambe erano ancora troppo corte. Dopo le immancabili cadute, si era sentita orgogliosa e felice quando finalmente era riuscita a dominare il mezzo.

Ogni anno ad Albachiara, il paesino di Carolina, si svolgevano due rappresentazioni teatrali: in occasione del Carnevale e per la festa del Santo Patrono. Per quest’ultima, un anno, tra le altre manifestazioni, venne organizzata una gara per cantanti dilettanti.

Il primo premio andò inaspettatamente a Carolina, unica bambina in mezzo a tutti concorrenti adulti. Cantava una canzone di Renato Carosone che il padre, attore consumato, le aveva insegnato ad interpretare accompagnando la voce con la gestualità adatta. Fu un successo.

La posta in palio era…una bellissima bici, da grande, che Carolina non abbandonò più.

Lunghi tragitti o pochi passi li faceva sempre in bici. Lei e la bicicletta erano diventate una cosa sola.

Inconsolabile e disperata quando gliela rubarono.

Scomodarono anche la guardia comunale per ritrovare il mezzo, ma della bici nessuna traccia.

Gli unici due sculaccioni della sua vita glieli rifilò il padre, quando ritrovò la bici a casa, pigramente appoggiata al muro del magazzino. Carolina credeva di essere uscita, come sempre, in bicicletta, invece quel giorno era andata fuori a piedi!

Era ancora piccola quando con gli zii andava in bicicletta a far visita al cugino, che era in collegio in un paese poco lontano.

Per raggiungere la meta, si doveva passare attraverso strade di campagna sterrate, per poi proseguire su una strada provinciale piena di curve e di automobili.

Erano 15 chilometri da coprire pedalando!

Per Carolina quel tragitto aveva il sapore di un’avventura: le piaceva il rumore del vento tra le foglie degli alberi, il rumore dell’acqua dei canali, il cinguettio degli uccelli, i voli delle farfalle colorate.

All’arrivo, si ritrovava col cugino, suo compagno di giochi prima dell’andata in collegio e durante le vacanze estive. Poi si pranzava, tutti insieme, con le squisite cotolette al burro che la zia aveva portato da casa.

Anni dopo, andava al lavoro in bici invece di utilizzare il pullman aziendale. Così facendo, alla fine del mese otteneva un rimborso spese che teneva per sé, a differenza dello stipendio che serviva alla famiglia per le spese di casa.

La domenica, le piaceva accompagnare il padre al fiume a pescare.

Insieme percorrevano sentieri che conoscevano solo i pescatori più esperti. Se aveva piovuto da poco, riuscivano a guadare grandi pozzanghere senza bagnarsi, lanciando la bici a tutta velocità. Giunti nell’ansa del fiume prescelta, il padre piazzava le sue canne fisse, poi si sedeva e sintonizzava l’inseparabile radiolina su “Tutto il calcio minuto per minuto”. Carolina si appoggiava al tronco di un albero e leggeva il libro di turno. Quando sentivano suonare il campanello fissato in cima alla canna, un pesce aveva abboccato.

Tra i tanti regali di nozze, ci fu anche una bicicletta. Era una “Graziella”, con le ruote piccole e un bel cestello agganciato al manubrio, che Carolina utilizzava quando faceva la spesa. Però quelle ruote piccole non permettevano di fare lunghi percorsi.

Alcuni anni dopo il matrimonio, Carolina si trasferì per lavoro. Insieme al marito scelse di vivere a nord di Roma, in un paesino sul lago, appoggiato su un dolce pendio vulcanico.

Le strade erano un insieme di salite, discese e tratti pianeggianti. Impossibile utilizzare la ”Graziella”. Carolina si convertì al motore e acquistò un “Ciao”. Non era la stessa cosa e presto l’abbandonò.

Si convinse ad acquistare una bicicletta munita di “cambio” Fu come innamorarsi una seconda volta e per sempre.

Capita qualche volta che il centro di Roma venga chiuso al traffico e si circoli solo a piedi o coi mezzi pubblici. Avete mai visto il Colosseo o i Fori Imperiali pedalando in bicicletta? Carolina l’ha fatto e lo considera una piccola gioia della vita.

D’estate, pedalare un’ora, due o tre volte la settimana e porsi come obiettivo, a fine stagione, il giro del lago in bicicletta: un’esperienza esaltante.

Un’ultima cosa renderebbe Carolina davvero contenta: vedere nelle grandi città e nelle zone turistiche molte più piste ciclabili.

E’ certa che, come lei, molte altre persone ne sarebbero felici.