L'autrice e i ragazzi

Un progetto dell’Istituto Comprensivo di Manziana prevedeva l’incontro degli alunni con un autore, uno scrittore, la persona che c’è dietro un libro.

Venivo invitata a prendere parte al progetto.

Avrei presentato e disquisito con gli alunni su un mio libro: “La modista di Albachiara”.

Indicavo i brani che a mio avviso potevano interessare gli studenti della terza classe, altri brani per gli studenti della prima classe.

Le professoresse, fatte le fotocopie e distribuite agli studenti, spiegavano in classe il contesto generale del libro.

Durante l’incontro, i ragazzi avrebbero fatto domande all’autore sul libro e su qualsiasi loro curiosità riguardante la scrittura. L’autore avrebbe letto altre parti del libro e risposto a tutte le domande.

Gli incontri previsti erano due: uno a Canale con le terze classi, uno a Manziana con le terze e le prime classi.

Le scuole a Canale sono raggruppate in un unico plesso costituito da diverse costruzioni sistemate armoniosamente tra loro; ospitano: la scuola dell’infanzia, le elementari e le medie. Altri edifici accolgono i laboratori, la mensa e il teatro.

Il plesso, comunale, durante tutta la mattina è gestito interamente dalla scuola. Gli alunni quindi escono dalle aule per andare a teatro o in laboratorio senza dover uscire dal plesso.

Quando sono arrivata a Canale - con cinque minuti di ritardo per una grave dimenticanza - le terze classi erano già in teatro, sistemate sulle poltroncine rosse dell’anfiteatro, di fronte al palcoscenico. Qui, un tavolino e una sedia mi aspettavano.

Prima di iniziare, un cordiale scambio di saluti con le insegnanti, mi metteva subito a mio agio.

Venivo brevemente introdotta da una di loro e, piacevolmente seduta sulla seggiolina a mia disposizione, mi presentavo: «Buongiorno a tutti, sono Aurelia Matteja ma tutti…..» un coro di voci mi interrompeva: «ma non vuole essere chiamata Aurelia e tutti la chiamano Lella!»

Piacevolmente sorpresa, consideravo ormai rotto il ghiaccio. Le mie paure di poter annoiare i ragazzi o di vederli costretti ad ascoltarmi, sparivano all’istante.

Scendevo dal palco, mi avvicinavo alla prima fila e chiedevo se avevano qualche domanda da farmi.

Silenzio totale.

Le insegnanti presenti facevano cenni ai ragazzi incitandoli a parlare.

Io li prendevo in giro dicendo loro che sapevo bene che non erano timidi.

Finalmente si vedeva una mano alzata nelle ultime file: «Ma Giacomo, che fine fa, nel libro?»

Giacomo è uno tra i protagonisti di rilievo del romanzo.

Mi accingevo a rispondere e non appena terminavo, cominciavano ad alzarsi più mani contemporaneamente. Tutti volevano sapere qualcosa, non solo dei protagonisti del libro, ma della guerra, dei campi di concentramento, del dopoguerra.

Rispondevo a ognuno, forse dilungandomi un po’ troppo. Ero sempre in piedi, davanti a loro; non c’era tempo di tornare sul palcoscenico a leggere i testi che avevo preparato.

I loro visi esprimevano curiosità, erano attenti, non volevano perdersi nemmeno una parola di quel che veniva loro spiegato.

Il microfono faceva le bizze.

I ragazzi delle ultime file si alzavano in piedi preoccupati: «Non sentiamo, può parlare più forte, per favore?»

Poi, a raffica cominciavano domande del tipo: «I personaggi del libro sono veri? E’ un’autobiografia o è tutta invenzione? Cosa l’ha ispirata a scrivere proprio quel libro? Quando ha cominciato a scrivere e perché? Ha scritto libri per ragazzi, fantasy, horror?»

Mentre rispondevo a ciascuna domanda il mio sguardo abbracciava tutto l’uditorio.

Erano sempre tutti attenti, non solo il ragazzo che aveva formulato la domanda, erano proprio tutti interessati alle risposte.

Si capiva che non erano stati indottrinati dalle insegnanti. Preparati, certamente, ma la loro curiosità era genuina.

Una ragazzina, che aveva letto tutto il libro, mi diceva che era rimasta affascinata dai personaggi, dal periodo storico. Tante cose descritte le risultavano completamente nuove, sconosciute; cose, situazioni che non avrebbe mai immaginato se non le avesse lette nel libro.

Quando finalmente raggiungevo il palcoscenico per leggere gli appunti che avevo preparato, era ormai finito il tempo che avevamo a disposizione.

Le insegnanti faticavano a tenere a freno i ragazzi, dispiaciuti di non poter fare altre domande.

Io mi limitavo a leggere un brano del libro in cui si racconta che ci voleva mezza giornata per riuscire a fare una telefonata dal posto pubblico, quando non esistevano i cellulari e il telefono fisso non era ancora entrato nelle case degli italiani.

Avrei avuto ancora tante cose da discutere, verificare, leggere con quei ragazzi, ma non c’era più tempo.

Siccome avevo davanti a me studenti che l’anno successivo avrebbero frequentato le superiori, li salutavo leggendo loro un racconto preso dal mio ultimo libro “Semplicemente donne”. Il racconto si intitola “Maturità” e racconta l’esperienza, brillante, di una ragazza alle prese appunto con l’esame di maturità.

 

Da Canale mi trasferivo a Manziana per incontrare le prime e le terze classi.

I ragazzi erano più numerosi e vivaci ma altrettanto curiosi.

In teatro si attendeva l’arrivo delle terze classi. I ragazzi già presenti cominciavano ad agitarsi, non sapendo cosa fare. L’atmosfera iniziava a surriscaldarsi.

Proponevo loro qualche gioco di una volta, scoprendo che molti di quei giochi sono ancora attuali.

Anche qui sono rimasta in piedi davanti a loro, passando il microfono a chi si trovava più lontano.

Il gioco era questo: detto un vocabolo, si doveva rapidamente dirne un altro partendo dall’ultima sillaba: eraba – bacio – cioccolata – tabacco.……..

Subito catturati dal gioco facevano a gara a rispondere per primi ed io ero rapidissima a passare il microfono e far proseguire con vocaboli sempre più difficili. Alcuni di quei ragazzi erano sorprendenti, bravissimi!

Con l’arrivo dei ragazzi di terza è stato facile per me ripetere il copione recitato a Canale.

Aggiungevo, per le prime classi, i vecchi giochi delle ragazzine all’oratorio e i mestieri che oggi non ci sono più.

Si è fatto un silenzio assoluto quando, anche qui, ho letto il racconto sulla prova di maturità.

 

 

L’incontro con quei ragazzi è stata una delle esperienze più belle che ho fatto e che ricorderò sempre.