Il paese vecchio

Ecco il racconto

IL PAESE VECCHIO
 
Al mattino presto uno dei punti più belli del lago è il tratto di strada con le case a strapiombo, che va dal Torrione alla Collegiata.
Il lago forma una insenatura arrivando alla Marmotta e il sole si rispecchia trafiggendo l’acqua con una grande spada di fuoco incandescente.
Piccoli viottoli tra le case aggrappate al promontorio portano ad una stradina non asfaltata che le costeggia e guarda il lago dall’alto. Una staccionata, quasi un merletto, la protegge dal prosieguo scosceso del fianco della rupe che si getta a picco nel lago.
Aggrappati alla roccia rami di pini e acacie, cespugli, ginestre, oleandri, si allungano fino a formare una volta sulla stradina, giocando col sole che la vuole penetrare. Un pulviscolo d’oro ricopre le facciate delle case ancora addormentate, quasi a volerle svegliare.
Fatto questo percorso di buon passo, lascio mal volentieri questo spicchio di lago e risalgo tra le case verso la chiesa della Collegiata, sapendo di rincontrare le sue acque limpide più avanti.
Prima di raggiungere la chiesa, che domina dal punto più alto del promontorio, attraverso Piazza Magnante, il cuore del paese vecchio, dove vantano di essere nati molti anguillarini veraci. Un tempo luogo di grande ritrovo, fungeva da granaio per tutto il paese; era teatro di scorribande tra ragazzini, di chiacchiere fuori l’uscio di casa degli adulti, dopo una giornata passata nei campi o a gettare le reti nel lago. Recentemente riqualificata, la piazza è oggi teatro di manifestazioni popolari, folcloristiche e culturali.
La mattina è inondata dal sole ed è così bella e luminosa che l’attraverso dispiacendomi di doverla lasciare.
Raggiungo la Collegiata.
Il terrazzo davanti alla chiesa è a strapiombo sul lago e la vista spazia su tutta la sua circonferenza: si distinguono Bracciano e Trevignano sulle sue sponde ma anche Manziana, sulle colline più in alto, e tutti i picchi che formano le pareti del grande vulcano. L’acqua che riempie la sua bocca presenta scenari diversi: oggi è una tavola color smeraldo, così trasparente da distinguere i ciottoli e la sabbia sotto la sua superficie.
Le stradine che dall’alto del borgo portano alla spiaggia sono diverse: serpeggianti intorno alle vecchie case o a gradoni, sbucano in minuscole piazzette. Il pavé forma degli slarghi, si incontrano scale ripide o comode, nascoste o troneggianti in bella vista.
Ogni volta che vado a camminare faccio un percorso diverso.
Oggi, dal terrazzo della Collegiata, scendo i pochi gradini che costeggiano l’edificio che per tanti anni ospitò le suore, l’asilo e le ragazze che imparavano a cucire.
Oggi è sede di una università.
Quasi tutte le case del paese vecchio sono ristrutturate. Molte sono state acquistate. anni addietro, da stranieri, che scoprivano questo gioiello e non volevano più lasciarlo.
Alcune sono abitate da artisti che a volte si vedono all’opera dietro le grandi vetrate affacciate sul lago.
Sul fianco del promontorio si erge qualche vecchio palazzo, coi suoi giardini all’interno, le sue scale private che raggiungono la spiaggia. Sono rimaste anche delle grotte, alcune trasformate in vere abitazioni, altre rimaste cantine profonde col loro vino e i prodotti da conservare al fresco.
Un’altra serie di gradini mi porta al piccolo slargo davanti alla chiesa di San Biagio, a mezza costa. Su un fianco della chiesa, la canonica ospita il parroco di turno della cittadina.
La stradina scende ancora tra muretti di vecchie case abbandonate, poi ecco il lago.
Sono giunta al Lungolago dei Pescatori.
Qualche anno fa, tra polemiche, dissensi e ovazioni è stato rifatto tutto il lungolago trasformando il vecchio percorso sterrato in una passeggiata elegante.
La vecchia staccionata in ferro battuto, su cui i pescatori mettevano le reti ad asciugare e i ragazzi si sedevano e si scambiavano qualche bacio, non c’è più.
Una bassa ringhiera divide la strada che porta a Bracciano dalla passeggiata, ombreggiata dai suoi ippocastani centenari.
Tra la passeggiata e il lago la spiaggia di sabbia nera. Papere, gabbiani, piccioni, cigni, una volta padroni assoluti di questo territorio, oggi lo devono condividere coi vari chioschi che hanno occupato tutto lo spazio che sono riusciti ad ottenere con lettini, altalene, scivoli, ombrelloni e altro materiale da spiaggia.
Mentre durante il giorno e fino a tarda sera è sempre affollato di gente, il lungolago, la mattina presto, è deserto. Si incontrano solo gli addetti alla pulizia delle strade, qualche runner e qualche persona che porta a spasso il suo cane.
Arrivo fino allo Chalet del Lago, ristorante raffinato, che chiude la nuova passeggiata.
Dopo lo Chalet il lungolago continua sterrato ma sempre bellissimo!
Oggi la mia passeggiata termina qui. Faccio dietro front e torno a casa.